Public Camp Edizione 2009. Record di presenze: oltre 4.000 partecipanti (+ 70% di presenze rispetto alla precedente edizione). Feedback positivo dei media locali e nazionali. Dati che testimoniano e confermano quanto i temi trattati in forma di lectio magistralis, master diffusi e sessioni di studio raccolgano un interesse sempre più crescente. Evidenze che suggeriscono di valorizzare il risultato di un programma di così alto profilo, che ha visto il succedersi di rappresentanti istituzionali, studiosi e progettisti internazionali, fine al culmine dell’evento Città senza nome.

PUBLIC CAMP CONVEGNO INAUGURALE BARI 19-10-2009 Il Public Camp 2009 di Bari ha preso il via con i saluti istituzionali del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Il Presidente Vendola ha subito puntato l’obiettivo sul rapporto fra Pubblica Amministrazione e cittadini, utilizzando la metafora del castello e del Sovrano. “Il potere del Sovrano – secondo Vendola – dipende dalla segretezza delle sue azioni”. Il punto è rompere il muro di segretezza fra PA e cittadini. Non è sufficiente però “inondare di informazioni i cittadini – continua Vendola – anche perché viviamo in un periodo di slittamento semantico, in cui non c’è più la condivisione di un vocabolario chiaro. E quindi non c’è una chiara possibilità di discernimento delle informazioni.” Il cuore del problema, secondo Vendola, resta la sovrapposizione fra comunicazione pubblica e comunicazione politica, proprio mentre la comunicazione politica ha fatto in questo decennio un salto di qualità e si spinge sempre più verso la comunicazione pubblicitaria, che considera il cittadino come un ricevente passivo di messaggi suadenti e rassicuranti. “La crepa possibile in questo muro – continua Vendola – è rappresentata dalle nuove tecnologie di informazione, che possono garantire un ritorno al patto civico”. Sulla stessa lunghezza d’onda si pone l’intervento di Eugenio Iorio, dirigente della Comunicazione in Regione Puglia, che ammonisce però la Pubblica Amministrazione sulla sua autoreferenzialità, che impedisce il rapporto di fiducia con i cittadini. “Rimanere nella logica di autoreferenzialità significa rimanere nel dominio del potere, significa rappresentare la verità del potere, non comunicare la verità”. E’ necessario, quindi, secondo Iorio, ricostruire il senso di sacralità delle istituzioni. La conclusione dell’intervento di Iorio è poi un po’ in polemica con Brunetta, “Limitare la comunicazione alla fase di annuncio o rottura, senza cioè prevedere una continuità e uno sviluppo dello scambio istituzioni-opinione pubblica se non a livello caricaturale avrà pure una iniziale efficacia pubblicitaria, ma poco costruisce di duraturo. E’ insensato far giudicare i cittadini sull’operato della P.A. senza aver ricostruito la conoscenza delle istituzioni, fatta, in primis, dalla consapevolezza dei diritti e dei doveri di ogni cittadino. Valutare emotivamente non aiuta, valutare con consapevolezza è necessario”.

L’appello ai naufraghi di Alberto Abruzzese

L’appello è un atto comunicativo di grande forza: un richiamo, frutto novecentesco della struttura piramidale della società in cui le avanguardie storiche, attraverso i vari manifesti, cercano di sconvolgere quelle strutture utilizzando la comunicazione che parte dal basso in un tentativo, il primo in assoluto, di strutturare una rete. Alberto Abruzzese, sociologo di fama internazionale, presenta la comunicazione dal punto di vista sociologico, una comunicazione che si traduce in forte richiamo, l’appello ai naufraghi. Abruzzese utilizza la metafora del celebre messaggio nella bottiglia, che richiama automaticamente al mare e alla navigazione. Questa è intesa, nella rete contemporanea, come speranza di approdo, di patria. Nella società contemporanea ci si ritrova a fare i conti con la perdità della terra e con la messa in discussione del centro dei valori. In quello che Abruzzese descrive come un sistema chiuso, il soggetto moderno è protagonista di un naufragio dentro l’instabilità sociale in cui ogni approdo non sembra possibile ed emerge la necessità di sentirsi marginali. In questo contesto, la comunicazione è vista come un quadro in cui si contrappongono scrittura e immaginazione e, tra di esse, si frappone il corpo capace di vedere. Comunicazione è cercare di donare un senso alle cose sommerse dalle immagini. La scrittura non scompare, ma si trasforma in organizzazione delle immagini, rappresentandone la forma politica. In questo contesto, oggi, il confine tra la comunicazione pubblica e istituzionale e le altre forme di comunicazione, risulta essere meno marcato. All’interno del sistema in cui si muove, la comunicazione si pone come fine sociologico ultimo quello di composizione o di ri-composizione del messaggio e del territorio a cui esso cerca approdo.

Marketing emozionale al servizio della Pubblica Amministrazione

Il workshop sul marketing emozionale al servizio della pubblica amministrazione è stato uno degli incontri che hanno riscosso maggiore successo nella seconda giornata del Public Camp 2009, proprio per il suo carattere innovativo, almeno in Italia. L’incontro ha preso le mosse dal concetto di city brand, presentando alcune delle strategie più riuscite di costruzione della marca urbana, come l’adozione della metafora della “grande mela” per la città di New York o il marchio disegnato dal Joan Mirò per contraddistinguere un paese ricco di storia come la Spagna. Francesco Gallucci, docente di sociologia della comunicazione al Politecnico di Torino, si è poi soffermato sulla “scoperta” in Italia, tra fine anni novanta e inizio terzo millennio, del marketing territoriale e sulla Regione Puglia che, recentemente, ha attivato una efficace politica di marketing del territorio, lavorando su un processo di internazionalizzazione che riguarda 15 comuni con al centro Bari e 150 aziende del settore ITC. E, infine, il sensemaking, ovvero quel processo secondo il quale è indispensabile aumentare la varietà del linguaggio con il quale si opera, secondo la definizione di Karl E. Weik, padre della teoria della creazione di senso. E se lo è tradizionalmente per il cittadino/consumatore/cliente, ancora più importante per i dipendenti di un’organizzazione o della città che eroga servizi e occasioni esperienziali tangibili o intangibili.

“La politica nell’era dei social network”

L’esperienza di Barack Obama, il Presidente 2.0, ha portato una forte ventata di innovazione nel panorama della comunicazione politica, almeno negli Stati Uniti, quasi certamente non in Italia, dove la comunicazione dei partiti e dei candidati sembra essere molto ancorata ai media tradizionali. Questa la conclusione del convegno “La comunicazione politica nell’era dei social network”, tenutosi ieri nell’ambito del Public Camp, il Meeting dei Comunicatori Pubblici, organizzato a Bari. Animatori della discussione il prof. Carlo Formenti, docente all’Università del Salento e giornalista del Corriere della Sera, il prof. Francesco Pira, docente all’Università di Udine e Dino Amenduni, blogger e artefice dell’esperienza di Emilab, la campagna elettorale 2.0 di Michele Emiliano per la carica di sindaco di Bari. La sala gremita ha dimostrato una crescente attenzione per un tema, quello del rapporto fra comunicazione politica e social network, che haconosciuto negli ultimi periodi una fioritura di pubblicazioni e che, proprio a partire dall’elezione di Obama, sembra essere diventato la panacea di tutti i mali della comunicazione politica. Francesco Pira, in particolare, si è molto soffermato sull’esperienza di YouBama (così definito per la sua dimestichezza con i social network), presentando i risultati di una ricerca sull’elezione americana, che sarà presto pubblicata con il titolo “Come dire qualcosa di sinistra” per i tipi della Franco Angeli. Gli Stati Uniti, secondo Pira, hanno insegnato che internet può trasmettere i valori, la forza della comunità e il riscatto dell’individuo, perché grazie al forte atto di fiducia fatto da Obama nei confronti dei suoi elettori, cui ha affidato veri e propri segmenti di campagna elettorale tramite ilsemplice contatto in rete, si è abbandonata l’ottica del cittadino-elettore-consumatore e del politico come merce da vendere. La forza inclusiva della rete ha annullato il gap di rappresentazione popolare e ha innestato quindi processi di democrazia partecipativa, decisivi per l’elezione di Obama. Anche l’analisi di Dino Amenduni ha guardato con molta attenzione all’esperienza di Obama, paragonata impietosamente con la situazione italiana. Le critiche si soffermano principalmente sul Partito Democratico che dovrebbe usare con più decisione i social network in un panoramacome quello italiano, caratterizzato dall’anomalia del concentramento dei media.Caustica, invece, l’analisi di Carlo Formenti che prende le mosse dall’ultimo lavoro del sociologo catalano Manuel Castells, “Comunicazione e potere”. L’integrazione fra vecchi e nuovi media sembra non porti alcun vantaggio nel senso della democratizzazione, dal momento che il panorama mediatico internazionale, secondo Castells, è murdochizzata, cioè fortemente accentrata in poche mani che possiedono network multicanale, utili a modulare i diversi format, con l’obiettivo di massimizzare la resa economica dei prodotti culturali. Si inasprisce inoltre la tendenza alla personalizzazione e alla spettacolarizzazione della comunicazione politica, che diventa essa stessa strategica e terreno di scontro per la vittoria. Non sono più i contenuti alla base del contendere e della discussione politica, ma la comunicazione in quanto strategia. La rete quindi ha la tendenza a polarizzare i contenuti e lo scontro politico, anche perché il mezzo internet è avvertito piuttosto come una piattaforma in cui vengono rimediatizzati i contenuti. Internet, nell’analisi di Formenti, non è percepito come un medium, non è utilizzato per informarsi, ma per confermare e rafforzare i propri pre-giudizi. Tuttavia, ragionando secondo le categorie gramsciane dell’ottimismo della volontà, sembra poter esserci un’inversione di tendenza che ha un respiro di lungo periodo e parte dal movimento ecologista che dell’informazione in rete ha fatto un suo caposaldo. In questa scia si inserisce Barack Obama, la cui esperienza andrebbe comunque meglio analizzata, secondo Formenti, non basandosi solo sul web e sulla comunicazione in rete. L’esperienza americana resta comunque un cardine importante per il raggiungimento di quel equilibrio fra carisma e partecipazione, un equilibrio molto fragile, invocato con forza anche da Stefano Rodotà. Se non viene proceduralizzata questa forma di democrazia, avverte Rodotà, avremmo il solito problema della mancanza di continuità. Obama in primis, ha continuamente la necessità di legittimare politicamente i suoi sostenitori in rete, altrimenti ritorna inesorabilmente il vuoto.

Marc Augè, lectio magistralis

La sala gremita e la voce di Marc Augè che scandisce per circa due ore i pensieri e le riflessioni dei presenti. Il grande antropologo francese torna a Bari e propone una lettura del mondo contemporaneo, incentrato sulle ripercussioni che la globalizzazione ha sulle nostra sensibilità, sulle nostre soggettività, un fenomeno di cui si possono rintracciare  esperienze rilevatrici fin dal periodo della colonizzazione. L’antropologia può osservare questa evoluzione facendo riferimento a precise esperienze, nel tentativo di inquadrarle nel loro nuovo contesto. Così come può anche tracciare una riflessione critica sulla nostra incapacità di pensare tanto al passato quanto al futuro. La questione centrale di un simile dibattito è il problema della diffusione del sapere e delle difficoltà che essa incontra al giorno d’oggi. Un’utopia dell’educazione è alla base della salvezza dalla “surmodernità” individuata da Augè come caratteristica peculiare del nostro tempo.

Per l’intero intervento in lingua originale, cliccate qui

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L’Associazione Sapere Pubblico – I know how nasce per promuovere il sapere come bene comune e ricercare un nuovo spazio pubblico per il sapere. Sostiene l’innovazione e i progetti di riforma della Pubblica Amministrazione, puntando sull’apporto delle comunità di creazione open source che si sono sviluppate in Italia attraverso Internet.

Obiettivi e finalità

L’Associazione Sapere Pubblico – I know how ha i seguenti obiettivi e finalità:

  • favorire progetti di crowdsourcing tra P.A. e community open source;
  • favorire progetti per abbattere il burocratic divide nella P.A.;
  • orientare la P.A. a modelli di innovazione per razionalizzare la spesa pubblica;
  • migliorare la coesione, l’omogeneità e la fruibilità delle informazioni e del know-how disponibile nella P.A. favorendo così la cessione del sapere e del potere di informazione ai cittadini;
  • favorire la produzione e la distribuzione di contenuti di alto interesse pubblico e sociale sulle tematiche prodotte dalla convergenza tecnologia e sull’open source;
  • migliorare i processi di comunicazione e di interdialogabilità tra gli enti e le istituzioni pubbliche in genere (province, comuni, asl, scuole e università, enti culturali, etc.) ;
  • espandere in maniera coerente, sistemica, metodologica e reticolare le possibilità di interazione e coesione operativa tra enti pubblici e comunità di creazione;
  • ampliare la cultura dell’open source facendo convergere su obiettivi comuni le comunità di creazione italiane e, in particolare, pugliesi;
  • favorire il miglioramento qualitativo e quantitativo dei sistemi software online per l’e-government e l’e-democracy;

L’Associazione Sapere Pubblico – I know how, inoltre, ha l’obiettivo di favorire momenti di formazione per:

  • quadri politici;
  • quadri amministrativi che operano nella P.A.;
  • giornalisti e intellettuali che operano nel mondo dei media;
  • imprenditori impegnati in imprese culturali ed editoriali.

L’Associazione Sapere Pubblico – I know how vuole essere un centro di studio e di ricerca su:

  • strategie di priming e costruzione del framing in Italia;
  • tecnologie delle credenze collettive;
  • evoluzione dei mass media e dei nuovi media;
  • comunicazione pubblica e istituzionale;
  • comunicazione politica;
  • communication&media educational.

Attività e progetti

L’Associazione Sapere Pubblico – I know how è operativa dalla fine del secondo semestre del 2009.

Per le finalità indicate l’Associazione opererà nel:

- promuovere, istituire, sviluppare e realizzare, anche per conto di altri soggetti, iniziative, consulenze, ricerche, studi, pubblicazioni, premi, borse di studio, manifestazioni, eventi culturali, giornate di studio, convegni e seminari, dibattiti pubblici e politici, trasmissioni televisive, radiofoniche e multimediali, nonché svolgere attività editoriali, anche con assunzione di partecipazioni in società, ed attività di formazione professionale;

- realizzare e divulgare prodotti editoriali, di editoria elettronica e multimediali.

L’Associazione Sapere Pubblico – I know how avvierà come progetti di start-up la creazione di una community open source che opererà su tre portali dell’Associazione:

- www.wikipuglia.it

- www.pugliatube.it

- www.pugliainprogress.it

Wikipuglia [www.wikipuglia.it]

Wikipedia è probabilmente uno dei progetti più incredibili, eccentrici ed assurdi nello stesso tempo: si tratta della creazione attraverso la rete de “L’enciclopedia gratuita universale quale risorsa di apprendimento” (The Free Universal Encyclopedia and Learning Resource). Per raggiungere questo scopo, l’idea di base è quella per cui chiunque può partecipare, modificare e cancellare i contenuti previsti o in essa contenuti. La motivazione è quella di condividere il sapere (il proprio sapere).  Lungi da essere il perfetto modello da adottare sulla rete, crediamo che abbia molto da insegnare. Una rete ipertestuale praticamente infinita, con la possibilità di avere a disposizione unanavigazione a rete oggi difficile da trovare. E’, in altre parole, la concreta realizzazione del concetto di Rete, inteso in senso assoluto.
La continua evoluzione e moltiplicazione di contenuti e lingue ha portato Wikipedia ad avere una sezione addirittura in varie versioni dialettali. Sull’inestimabile modello di Wikipedia, l’Associazione Sapere Pubblico – I know how ha creato Wikipuglia per rendere la possibilità di una migliore, completa e precisa
enciclopedia gratuita della Puglia fatta da pugliesi, sia radicati nella propria terra, sia in viaggio in Italia e nel mondo. Wikipuglia nasce con la convinzione che ogni pugliese ha conoscenze che può condividere con gli altri conterranei. Ognuno di loro dona il suo contributo per aiutare a rendere Wikipuglia una community educativa e collaborativa. L’Associazione Sapere Pubblico – I know how crede che ogni singolo pugliese abbia il diritto di imparare, ma anche che ognuno ha qualcosa che può insegnare agli altri, pugliesi e non.

Pugliatube [www.pugliatube.it]

Pugliatube si prefigge l’obiettivo di diventare il più completo indice di video riguardanti la Puglia e i pugliesi disponibile sul Web. Contenitore del maggior numero possibile di video indicizzati e disponibili per la visualizzazione, Pugliatube consentirà di cercare e consultare una raccolta sempre crescente di programmi televisivi, film, video musicali, documentari, produzioni personali e altro disponibili sul Web e riguardanti la Puglia.

Pugliainprogress [www.pugliainprogress.it]

Un Forum di discussione dei pugliesi, uno spazio web dinamico che permette a diverse persone di comunicare. Il forum di discussione è composto da diversi fili di discussione (il termine «filo di discussione» è sostituito anche dasoggetto di discussione, post, thread, argomento o topic) ciascuno corrispondente ad uno scambio su un soggetto particolare. Il primo messaggio di un thread definisce la discussione, e i messaggi seguenti (posti solitamente al di sotto) tentano di rispondervi. L’Associazione Sapere Pubblico – I know how propone uno spazio di discussione online che non rimanga fine a se stesso ma che, periodicamente, raccoglierà le criticità emerse e porterà le domande derivanti direttamente al plausibile risponditore. Pugliainprogress si rivolge a tutti i cittadini pugliesi che hanno in comune un problema, o una storia sui temi della politica, della cultura e della società, e che vogliano ricevere delle risposte esatte e certificate direttamente da politici, amministratori, docenti, etc. .

Eventi

L’Associazione Sapere Pubblico – I know how per il 2010 promuoverà vari momenti di studio e ricerca collettiva finalizzati a perseguire i programmi del Meeting dei Comunicatori Pubblici e Istituzionali e della Scuola di formazione di management politico, amministrativo, culturale e imprenditoriale.

I partecipanti ai momenti di formazione saranno scelti dopo un attento screening del potenziale know how oggi esistente in Italia.

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Un testimonial d’eccezione, Lino Banfi, per la nuova campagna di sensibilizzazione della regione puglia per incentivare la raccolta differenziata.

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Un anno dopo, il II meeting dei Comunicatori Pubblici
Un anno fa quando abbiamo deciso di istituire un momento di confronto con quei comunicatori pubblici che lavorano con noi e che insieme a noi “fanno rete”, ponevamo oggettivamente un bisogno.
Il bisogno di nuove geometrie di relazione tra P.A. e cittadini perché per ricostruire la sacralità delle istituzioni non si può rimanere nella propria sfera di auto-referenzialità.
Partire dal riconoscimento della propria autoreferenzialità è stato necessario per iniziare a immaginare una Pubblica Amministrazione, una Regione, la Regione Puglia diversa, capace di essere riconosciuta dai cittadini, sentita amica, vicina, disponibile, presente nella propria vita.
Ma soprattutto capace di fare respiri lunghi, perché i respiri corti della politica, quelli degli annunci del tutto e subito, quelli della ricerca del consenso, trasformano la comunicazione in pubblicità.
Rimanere nella logica di autoreferenzialità significa rimanere nel dominio del potere, significa rappresentare la verità del potere non comunicare la verità.
Ritengo, rubando una citazione al presidente Vendola, che il problema fondativo oggi sia la ricostruzione di un vocabolario, perché le parole, problema del nostro tempo, producono un continuo ribaltamento semantico e una perenne frattura con il significato. Read the rest of this entry »

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Il Public Camp 2009 di Bari ha preso il via con i saluti istituzionali del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

Il Presidente Vendola ha subito puntato l’obiettivo sul rapporto fra Pubblica Amministrazione e cittadini, utilizzando la metafora del castello e del Sovrano. “Il potere del Sovrano – secondo Vendola – dipende dalla segretezza delle sue azioni”. Il punto è rompere il muro di segretezza fra PA e cittadini. Non è sufficiente però “inondare di informazioni i cittadini – continua Vendola – anche perché viviamo in un periodo di slittamento semantico, in cui non c’è più la condivisione di un vocabolario chiaro. E quindi non c’è una chiara possibilità di discernimento delle informazioni.”

Il cuore del problema, secondo Vendola, resta la sovrapposizione fra comunicazione pubblica e comunicazione politica, proprio mentre la comunicazione politica ha fatto in questo decennio un salto di qualità e si spinge sempre più verso la comunicazione pubblicitaria, che considera il cittadino come un ricevente passivo di messaggi suadenti e rassicuranti.
“La crepa possibile in questo muro – continua Vendola – è rappresentata dalle nuove tecnologie di informazione, che possono garantire un ritorno al patto civico”.

Sulla stessa lunghezza d’onda si pone l’intervento di Eugenio Iorio, dirigente della Comunicazione in Regione Puglia, che ammonisce però la Pubblica Amministrazione sulla sua autoreferenzialità, che impedisce il rapporto di fiducia con i cittadini. “Rimanere nella logica di autoreferenzialità significa rimanere nel dominio del potere, significa rappresentare la verità del potere, non comunicare la verità”. E’ necessario, quindi, secondo Iorio, ricostruire il senso di sacralità delle istituzioni.
La conclusione dell’intervento di Iorio è poi un po’ in polemica con Brunetta, “Limitare la comunicazione alla fase di annuncio o rottura, senza cioè prevedere una continuità e uno sviluppo dello scambio istituzioni-opinione pubblica se non a livello caricaturale avrà pure una iniziale efficacia pubblicitaria, ma poco costruisce di duraturo.
E’ insensato far giudicare i cittadini sull’operato della P.A. senza aver ricostruito la conoscenza delle istituzioni, fatta, in primis, dalla consapevolezza dei diritti e dei doveri di ogni cittadino.
Valutare emotivamente non aiuta, valutare con consapevolezza è necessario”.
SDC10465


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La sala gremita e la voce di Marc Augè che scandisce per circa due ore i pensieri e le riflessioni dei presenti.

Il grande antropologo francese torna a Bari e propone una lettura del mondo contemporaneo, incentrato sulle ripercussioni che la globalizzazione ha sulle nostra sensibilità, sulle nostre soggettività, un fenomeno di cui si possono rintracciare  esperienze rilevatrici fin dal periodo della colonizzazione. L’antropologia può osservare questa evoluzione facendo riferimento a precise esperienze, nel tentativo di inquadrarle nel loro nuovo contesto. Così come può anche tracciare una riflessione critica sulla nostra incapacità di pensare tanto al passato quanto al futuro. La questione centrale di un simile dibattito è il problema della diffusione del sapere e delle difficoltà che essa incontra al giorno d’oggi. Un’utopia dell’educazione è alla base della salvezza dalla “surmodernità” individuata da Augè come caratteristica peculiare del nostro tempo.

Per l’intero intervento in lingua originale, cliccate qui

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SDC10580

L’esperienza di Barack Obama, il Presidente 2.0, ha portato una forte ventata di innovazione nel panorama della comunicazione politica, almeno negli Stati Uniti, quasi certamente non in Italia, dove la comunicazione dei partiti e dei candidati sembra essere molto ancorata ai media tradizionali.

Questa la conclusione del convegno “La comunicazione politica nell’era dei social network”, tenutosi ieri nell’ambito del Public Camp, il Meeting dei Comunicatori Pubblici, organizzato a Bari.

Animatori della discussione il prof. Carlo Formenti, docente all’Università del Salento e giornalista del Corriere della Sera, il prof. Francesco Pira, docente all’Università di Udine e Dino Amenduni, blogger e artefice dell’esperienza di Emilab, la campagna elettorale 2.0 di Michele Emiliano per la carica di sindaco di Bari.

La sala gremita ha dimostrato una crescente attenzione per un tema, quello del rapporto fra comunicazione politica e social network, che haconosciuto negli ultimi periodi una fioritura di pubblicazioni e che, proprio a partire dall’elezione di Obama, sembra essere diventato la panacea di tutti i mali della comunicazione politica. Francesco Pira, in particolare, si è molto soffermato sull’esperienza di YouBama (così definito per la sua dimestichezza con i social network), presentando i risultati di una ricerca sull’elezione americana, che sarà presto pubblicata con il titolo “Come dire qualcosa di sinistra” per i tipi della Franco Angeli.

Gli Stati Uniti, secondo Pira, hanno insegnato che internet può trasmettere i valori, la forza della comunità e il riscatto dell’individuo, perché grazie al forte atto di fiducia fatto da Obama nei confronti dei suoi elettori, cui ha affidato veri e propri segmenti di campagna elettorale tramite ilsemplice contatto in rete, si è abbandonata l’ottica del cittadino-elettore-consumatore e del politico come merce da vendere. La forza inclusiva della rete ha annullato il gap di rappresentazione popolare e ha innestato quindi processi di democrazia partecipativa, decisivi per l’elezione di Obama.

Anche l’analisi di Dino Amenduni ha guardato con molta attenzione all’esperienza di Obama, paragonata impietosamente con la situazione italiana. Le critiche si soffermano principalmente sul Partito Democratico che dovrebbe usare con più decisione i social network in un panoramacome quello italiano, caratterizzato dall’anomalia del concentramento dei media.Caustica, invece, l’analisi di Carlo Formenti che prende le mosse dall’ultimo lavoro del sociologo catalano Manuel Castells, “Comunicazione e potere”. L’integrazione fra vecchi e nuovi media sembra non porti alcun vantaggio nel senso della democratizzazione, dal momento che il panorama mediatico internazionale, secondo Castells, è murdochizzata, cioè fortemente accentrata in poche mani che possiedono network multicanale, utili a modulare i diversi format, con l’obiettivo di massimizzare la resa economica dei prodotti culturali. Si inasprisce inoltre la tendenza alla personalizzazione e alla spettacolarizzazione della comunicazione politica, che diventa essa stessa strategica e terreno di scontro per la vittoria.

Non sono più i contenuti alla base del contendere e della discussione politica, ma la comunicazione in quanto strategia. La rete quindi ha la tendenza a polarizzare i contenuti e lo scontro politico, anche perché il mezzo internet è avvertito piuttosto come una piattaforma in cui vengono rimediatizzati i contenuti. Internet, nell’analisi di Formenti, non è percepito come un medium, non è utilizzato per informarsi, ma per confermare e rafforzare i propri pre-giudizi.

Tuttavia, ragionando secondo le categorie gramsciane dell’ottimismo della volontà, sembra poter esserci un’inversione di tendenza che ha un respiro di lungo periodo e parte dal movimento ecologista che dell’informazione in rete ha fatto un suo caposaldo.

In questa scia si inserisce Barack Obama, la cui esperienza andrebbe comunque meglio analizzata, secondo Formenti, non basandosi solo sul web e sulla comunicazione in rete. L’esperienza americana resta comunque un cardine importante per il raggiungimento di quel equilibrio fra carisma e partecipazione, un equilibrio molto fragile, invocato con forza anche da Stefano Rodotà. Se non viene proceduralizzata questa forma di democrazia, avverte Rodotà, avremmo il solito problema della mancanza di continuità.
Obama in primis, ha continuamente la necessità di legittimare politicamente i suoi sostenitori in rete, altrimenti ritorna inesorabilmente il vuoto.

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